LIBRERIA

C’è sempre un inizio. Tutto parte da una buona idea che poi cresce diventando sempre più solida, più comoda, più divertente. Voilà, ecco internet che diventa maggiorenne.
Tanto è già stato scritto e detto in materia, questo libro non ha la pretesa di raccontare chissà quali novità tecnologiche, prendetelo piuttosto come l’ultima sveglia che suona alle 7 meno 10 quando dovete uscire alle 7. Avete solo altri 10 minuti per non arrivare in ritardo all’ appuntamento con il vostro prossimo mercato. Alzatevi!
Quando chiedo alla aziende: “ A chi volete vendere? ” troppo spesso mi sento rispondere . “ A tutti ” , questa è una risposta inaccettabile. Assumere questo atteggiamento significa sparare nel mucchio che quasi sempre vuol dire a vuoto e non essere focalizzati in modo adeguato sulle reali opportunità di fare dei buoni affari.
Le ragioni del “vendere a tutti “ sono spesso dettate dall’ansia propria del vendere nelle aziende dove la scarsità di risorse, l’improvvisazione del momento o l’eccessiva fiducia sul naso intuitivo portano a dimenticare che le regole del gioco ci sono e funzionano.
Questo libro riporta a galla le buone prassi, quel buon marketing strategico che permette di andare avanti senza farsi male anzi godendo dei buoni frutti di un lavoro ben orchestrato.

Non è poi stato sempre così. Fino a poco tempo fa avevo quasi duecento nomi sulla SIM del cellulare. Duecento nomi, tra i quali almeno la metà di buoni, di quelli che quando chiami senti che gli fai un piacere.
- Ciao, sono Doc. –
- Ehilà, ma che piacere! Come ti va? –
e via così fino, in molti casi, al classico invito.
- Ti va se mangiamo qualcosa assieme, eh? Dai, ti aspetto.-
Se sfoglio oggi la rubrica telefonica trovo l’elenco di un cimitero di amicizie decedute. Morte e sepolte. Fuori dal lavoro non esisto più. Missing.
Faccio scorrere la lista. Cinquantasette nomi di cui: quarantasette clienti, un barbiere, due banche, un commercialista, due nipoti lontani. Restano quattro numeri due dei quali sono fantasmi femminili del passato e due amici ai quali ogni tanto provo a rompere i coglioni nelle ore più disparate e loro gentilmente , ogni tanto, provano a farmelo capire, e nel frattempo mi sopportano
Povera Italia, come ti vogliamo male! Parlarci male addosso è uno degli sport preferiti sotto l’ombrellone, una forma di masochismo nazionale. Sotto l’ombrellone l’Italia diventa la peggiore repubblica delle banane. Scuotiamo la testa e denunciamo un declino italiano irrefrenabile. Per fortuna che siamo in vacanza e con un cono di stracciatella ed amarena magari ci passa!
I corsi di formazione dicono che un buon imprenditore deve saper lavorare efficacemente con le persone. E’ vero: non si nasce imprenditori, è un’arte che si impara. Vi è tutta una serie di norme comportamentali e di capacità organizzative che deve essere acquisita. Si tratta di un codice che l’ imprenditore usa per comunicare con i suoi collaboratori in azienda , un modo “ illuminato” per ottenere il massimo profitto dal proprio business. clicca IMPRESA QUOTIDIANA e leggi alcuni capitoli del libro
A vent’anni avevo le certezze granitiche della gioventù. Credevo di sapere quale e come sarebbe stata la strada migliore, dove avrei potuto trovare il futuro più succoso, insomma credevo di sapere. Poi, un giorno, mio padre, dopo aver ascoltato in silenzio le mie profezie, mi guardò e con la consueta calma della sua voce mi disse: “Si forse, ma se doman va ea rumba?” ( Si forse , ma se domani si ballerà la rumba? )
Già, e se domani si ballerà un ballo diverso dalle tue profezie , se la musica degli eventi e la calma della tua sicurezza fossero devastate da un ritmo scatenato e sconosciuto, come pensi di cavartela?
Quel suo modo di dire mi ha accompagnato negli anni come un ricordo di famiglia, ma non ne compresi la saggezza finchè non incontrai veramente la rumba.
Ora, ogni volta che mi muovo in avanti, ogni volta che penso di possedere una visione chiara, un progetto vincente, ecco che quella domanda paterna mi ritorna alla mente e mi costringe a ripensare.
E se doman va ea rumba?
Ho dedicato questo libro ad Alfredo, mio padre, ma mi ha regalato l’amore del dubbio e la coscienza del ritmo.
Navigare, oggi, nei mari economici è sempre di più un mestiere per professionisti. Il dilettante da sottocosta trova la sua soddisfazione nel weekend bordesando in acque sicure, ma quando si tratta di fare le traversate importanti, quando si pensa di andar alla conquista di mercati tempestosi, beh allora al timone ci vogliono skipper e manager professionisti
Ho sempre amato la fotografia. Un giorno ho rotto l’ingranditore e non ho più potuto stampare le mie foto, allora ho deciso di scriverle. Mi piacciono i paesaggi urbani, mi piacciono le persone urbane, mi piacciono gli speciali, quelli fuori, che sembrano fuori, ma che in realtà sono i più dentro di tutti. Ho provato ad inquadrare ed ho visto un uomo, Doc, mi è piaciuto subito, così ho scattato alcune Kodachrome.
Un ingranditore , però, magari è meglio che me lo ricompri così magari smetto di scrivere. www.grazianochiaro.blogspot.com
Il Marketing come nemico dell'Improvviso.
L’Improvviso ha sempre bisogno di una lunga preparazione.
I fatti che accadono nel mercato ci appaiono improvvisi solo
perché non li abbiamo saputi avvertire e cogliere laddove
concretamente si stavano producendo.
La realtà del business ha lanciato da lontano i segnali del suo divenire,
ma solo pochi sono stati in grado di avvertirli e di prepararsi.
Il successo è arrivato solo per gli uomini più attenti.
Solo questi, consapevoli della grande influenza del mondo
dei Valori sull’economia, sanno che i fatti economici vengono
dopo, seguono.
La conoscenza di questi valori porta queste persone a leggere
il mercato come un luogo economico basato sui Sogni.
Il marketing è quindi il creare le condizioni, tutte, per offrire al cliente
ciò che sogna, ciò che vuole, ciò che gli serve veramente.
Ho terminato di scrivere Novel dopo aver letto ciò che Armando Torno scrisse, un giorno d’estate, nelle pagine del Corriere della Sera sul pensiero corto .
Dopo in pensiero debole,Torno indica nel pensiero corto una delle varianti che stanno caratterizzando il nostro tempo.
Dice Torno: “ E’come se la riflessione umana fosse entrata in corto circuito ridimensionando i propri orizzonti… il godimento che prevale è quello a breve termine”.
“La stessa letteratura oggi produce sempre più prodotti usa e getta. Un libro medio vive circa un mese. E’ questo un segnale dell’esistenza di un pensiero corto ?
Oggi ciò che conta è la rapidità e la comunicazione culturale è destinata a durare poco più della e mail che leggiamo sul video e che subito dopo scarichiamo sul cestino elettronico. Riflettere è concesso ma solo per un fine non vago. Con il pensiero corto i nuovi conti tornano e la realtà respira.”.
Ed il resto ? E la cultura ? A che cosa serve?
Per il momento non chiediamocelo, anche perché quella vera non è mai stata serva.
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